«Veronamercato penalizzato dai limiti su pagamenti cash»

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AGROALIMENTARE. I vertici dell'ente in un incontro con i parlamentari veronesi lanciano l'allarme: un freno per l'export
«Veronamercato penalizzato dai limiti su pagamenti cash» Valeria Zanetti.
Perbellini: «È un ostacolo che favorisce i nostri competitor europei nell'internazionalizzazione» Giomaro: «Serve una modifica urgente alla legge»

Articolo pubblicato su L'Arena il 21.01.14 - Economia pag.31

Il limite dei mille euro di spesa massima in contante per le transazioni commerciali, in vigore da due anni (L.214/11), sta diventando un boomerang per l'export di prodotti freschi deperibili, come l'ortofrutta. A suonare il campanello d'allarme ieri, alla sede di Veronamercato, la presidente, Erminia Perbellini, il vice Gianni Dalla Bernardina, il direttore generale, Paolo Merci, il presidente di Fedagro, Giuseppe Giomaro, ed il presidente nazionale dei mercati all'ingrosso, Giuseppe Pavan, insieme ai rappresentanti dei grossisti e degli agricoltori. L'appello di istituzioni ed operatori è stato indirizzato all'eurodeputato, Lorenzo Fontana (Lega Nord) e ai parlamentari veronesi presenti: Cinzia Bonfrisco (Fi), Matteo Bragantini (Lega Nord) e Mattia Fantinati (M5S). Che tornano dunque a Roma con l'agenda colma di questioni poste dal territorio: i problemi degli operatori dell'agrimercato, in aggiunta a quelli sollevati sabato, nella sede di Cna, da autotrasportatori e carrozzieri.
«Basterebbero 20 parole per modificare la legge, specificando che il limite dei mille euro non si applica a cittadini residenti in paesi esteri Ue ed extra Ue», chiarisce Perbellini. «Internazionalizzare è d'obbligo, considerando il calo dei consumi interni, ma questa norma ci penalizza rispetto ai competitor europei». Infatti, esemplifica Fontana, «in Germania non ci sono limiti, in Spagna il tetto per i non residenti è molto più elevato che per i residenti». «Forza Italia ha già tentato di intervenire con un emendamento alla legge di Stabilità, tornerà alla carica in fase di conversione del Destinazione Italia», promette Bonfrisco.
Il mercato agroalimentare di Verona è il primo per esportazione di ortofrutta fresca, soprattutto verso i Paesi dell'Est (Ungheria, Romania, Polonia, Bosnia, Serbia, Slovenia, Montenegro o Croazia, tutti Ue, pochi in zona euro), ma la questione della soglia per il contante è sentita in tutto il Nord, in particolare dai mercati all'ingrosso di Padova ed Udine. I tre centri commercializzano circa un miliardo di euro in ortofrutta all'anno, il 50% destinato ad esportazione. «Nel 2013, anche a causa del limite dei mille euro, l'export da Padova e Verona è calato del 5%, circa», quantifica Fantinati. Le tre realtà nordestine stanno dunque facendo squadra per vincere una battaglia comune.
«Nel frattempo si consolidano i mercati di Austria e Slovenia, con norme sull'uso del contante meno stringenti. Il sindaco di Lubiana sta proponendo la città per aprire una piattaforma agroalimentare. In Albania e Croazia stanno seguendo l'esempio. Se i grossisti si allontanano dall'Italia, dove sono già aumentati costi di trasporto e logistica, gli agrimercati perderanno appeal e posti di lavoro. E anche gli agricoltori ne risentiranno», ragiona Pavan. «Chiediamo al legislatore un intervento urgente», interviene Giomaro. «La norma europea consente l'importazione di contante intra Ue fino a 12.500 euro, che da noi è impossibile spendere. La politica deve mettersi nei panni delle imprese, anche di chi commercia ai turisti articoli di lusso nelle vie del centro. Per rispettare questa legge dobbiamo rifiutare la vendita».
I commercianti di ortofrutta dell'Est, tra l'altro, arrivano ai mercati triveneti con il contante, non potendo sapere in anticipo quanto compreranno, da quale operatore e a che prezzo: impossibile dunque predisporre anche pagamenti internazionali. I grossisti locali non possono vendere a credito, rischiando di non ricevere il dovuto. Difficilmente si può procedere con bonifici bancari, perché le transazioni avvengono di notte ad istituti chiusi e perché gli importatori non hanno banche a cui appoggiarsi. «Noi comunque emettiamo fattura; è tutto tracciabile», conclude. Ora la palla passa alla politica.

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