ORTOFRUTTA: Alleanza tra Verona e Padova aperta a Treviso per rilanciare sulle piazze estere

Ritorna all'elenco news

Consorzio mercati al via - Il Veneto vuole più export
Verona è primo esportatore con quasi la metà delle 430.000 tonnellate commercializzate. Attenti al Centro Nord Europa

(articolo riportato da L'Arena, domenica 26 maggio 2013 ECONOMIA, pagina 49)

L´ortofrutta italiana esporta per 4,5 miliardi di euro, poco meno quindi del vino, eppure pochi - sbagliando - se ne occupano e se ne preoccupano, visto che negli anni l´Italia è stata superata, se non surclassata, da altri paesi, a partire dalla Spagna.

Per rilanciare e rimediare ci vogliono esempi concreti. Come quello del Consorzio mercati veneti realizzato da Veronamercato e Padova, aperto a Treviso per l´export. Export che vede Verona - primo esportatore con quasi la metà dei 430.000 tonnellate commercializzati o movimentati - guardare soprattutto al Centro Nord Europa (tanto ha siglato un accordo con GrossMark di Amburgo per aprire una filiale operativa, che sarà operativa da giugno) che e Padova prevalentemente all´Est.
Un´intesa perfetta, che ruota attorno al milione di tonnelate trattate nelle due strutture, che si accompagna ad un´intesa anche con Treviso, ma soprattutto alla realizzazione di un network di una sessantina di operatori veronesi altamente specializzati (c´è anche una lunga storia, che risale ai primi anni Cinquanta alle spalle) vocati alle esportazioni.
Sembra una situazione esemplare quella di Verona (giro d´affari complessivo sui 450 milioni di euro, 6,5 il turnover della Spa di gestione, 50 dipendenti - ma una occupazione di 2.700 addetti - sotto la presidenza di Mimma Perbellini e la direzione di Paolo Merci), come è emerso anche alla tavola rotonda su «Opportunità e criticità del mercato globale» con la quale Veronamercato ha festeggiato il decennale della sua location al Quadrante Europa e che ha visto gli interventi di Marco Salvi (Fruitimprese), Paolo Bruni (Cso) Giuseppe Pavan (Mercati Associati).
La sostanza è che l´esempio veronese può fare testo anche per gli altri grandi mercati, come Milano e Roma-Fondi, partendo proprio dal concetto fondamentale: il pubblico non può essere solo l´immobiliarista che fornisce gli spazi, ma deve diventare coprotagonista con gli operatori privati.
E la ricetta funzionale è quella proposta da Salvi (organizzazione, logistica, servizi), come pure quella indicata da un «navigatore» esperto come Paolo Bruni.
Le indicazioni sono precise. Perché fare sistema non debba essere uno slogan, ma una concreta azione per valorizzare le produzioni della filiera, per la riduzione dei costi, per un recupero dei consumi per prodotti che rappresentano, in verità, solo il 3 per cento della spesa (il dieci anni le famiglie sono passate mediamente da 450 a 358 chilogrammi consumati annualmente e nelle scuole, come pure nei ristoranti la frutta «nostrana» è quasi sparita).
Perché deve venire dagli operatori aggregati anche l´input alla programmaziomne e perché è tempo di internazionalizzare il sistema (dalle produzioni alla commercializzazione), ma anche di andare alla ricerca di nuovi mercati.
È il caso del kiwi, che vede il primato assoluto di Verona, ora «sbloccato» in Corea, mentre si potrebbe rompere il protezionismo americano , dopo alcuni salumi, anche per la frutta italiana da vendere anche in controstagione. F.R.

Ritorna all'elenco news